Software proprietario: non possiedi quello che compri

Avete un trattore da 300.000 euro ma non potete ripararlo senza il permesso del produttore. Matteo Flora nel suo ultimo video spiega bene il meccanismo, e la vicenda non è teoria: è già successo, negli Stati Uniti, con i trattori John Deere.

Trattori bloccati: quando il software decide chi può riparare cosa

Un agricoltore del Nebraska, con il raccolto pronto da raccogliere e ogni ora che conta, si trova il trattore fermo. La trasmissione è rotta, ma la riparazione è tecnicamente semplice. Il problema è che il software di bordo blocca qualsiasi intervento non autorizzato: niente accesso alla diagnostica, niente calibrazione, niente riparazione senza passare da un centro assistenza John Deere autorizzato. Il concessionario più vicino è a 40 miglia. I tempi di attesa si misurano in giorni. Il raccolto nel frattempo marcisce.

Dal Nebraska all'Europa: quando il jailbreak diventa necessità

La situazione è diventata così insostenibile che molti agricoltori americani hanno iniziato ad acquistare firmware craccato proveniente dall'Europa dell'Est, comprato su forum privati e a pagamento, pur di poter riparare i propri mezzi in autonomia. Il Canada ha recentemente reso legale il jailbreak dei trattori, riconoscendo il diritto degli agricoltori di accedere al software dei propri mezzi per riparazioni e manutenzione.

La proprietà è diventata un'illusione

È la stessa strategia che conoscete già con i telefoni o i dispositivi Apple: compri il dispositivo, a un costo esorbitante, ma il software rimane loro. Se non paghi, se non aggiorni, se non cambi dispositivo quando decidono loro, se non passi dall'assistenza autorizzata, il tuo dispositivo diventa un inutile e costoso fermacarte.

Lo diciamo da vent'anni: i casi concreti

Gli operatori tecnologici che usano soluzioni opensource e i vari attivisti delle fondazioni opensource lo dicono da vent'anni. Non per ideologia, per architettura: un sistema chiuso crea dipendenza strutturale, non per caso ma per progetto. E per anni ci hanno risposto che dicevamo cazzate, che i software gratuiti o open erano roba da poveri.
Nel frattempo cosa è successo? I fatti parlano da soli:

  • Windows 11 e l'obsolescenza forzata. Microsoft ha obbligato milioni di persone a cambiare macchina per questioni di sicurezza, introducendo requisiti hardware come Secure Boot e TPM 2.0 che decidono cosa puoi installare e cosa no sul tuo computer, che hai comprato e pagato.
  • VMware e il ricatto delle licenze. Dopo l'acquisizione da parte di Broadcom, VMware ha aumentato i costi in modo insostenibile per molte aziende, scatenando un fuggi fuggi nel mondo della virtualizzazione. Chi aveva costruito la propria infrastruttura su quello che era lo standard di mercato si è ritrovato ostaggio di una decisione commerciale presa a migliaia di chilometri di distanza.
  • Apple Silicon e la libertà che non c'è. Con il passaggio ai processori M1, M2 e M3, Apple ha eliminato Boot Camp senza fornire alcun sostituto. Rosetta 2 traduce le applicazioni Intel ma non supporta la virtualizzazione di interi sistemi operativi x86. L'unico sistema operativo alternativo oggi installabile su questi Mac è Linux, e lo è esclusivamente grazie al progetto Asahi Linux: un gruppo di hacker volontari che ha lavorato anni a fare reverse engineering dell'hardware Apple Silicon componente per componente, senza documentazione ufficiale, sviluppando da zero bootloader e driver. Senza di loro, su quelle macchine girerebbe solo ciò che Apple decide.

Stai comprando una licenza, non un prodotto

Nel mondo dell'elettronica di consumo, delle automobili e dell'automazione industriale il quadro è lo stesso: senza il software del produttore non puoi utilizzare nulla. Tecnicamente non sei più proprietario di niente.

L'ecologia a due velocità

Nel frattempo nessuno parla del fatto che l'obsolescenza programmata via software inquina quanto milioni di auto. Secondo il rapporto "Coolproducts don't cost the Earth" dell'European Environmental Bureau, prolungare di 5 anni la vita media di smartphone, notebook ed elettrodomestici risparmierebbe all'Europa 10 milioni di tonnellate di CO2 l'anno entro il 2030, equivalenti alle emissioni di 5 milioni di auto.

Ecologia sì, ma solo quando fa comodo

Ma di questo non si parla, mentre si fa pressione politica per comprare veicoli elettrici in nome dell'ecologia. È ecologia a due velocità: da un lato si chiede ai cittadini di fare sacrifici per l'ambiente, dall'altro si permette che miliardi di dispositivi perfettamente funzionanti finiscano in discarica perché un aggiornamento software li ha resi obsoleti.
E qualcuno dovrebbe dirlo più ad alta voce. ripendendo un concetto di Voltaire: è difficile liberare chi ama le proprie catene.

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